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"E’
normale, direi umano, che le emozioni prendano il sopravvento
in una serata come questa. Emozioni che, a due anni dalla
scomparsa di Marzio, dieci da quella di papà, sono
ancora vive in me, ma anche in molti dei presenti. E del
resto la decisione di dar vita a una fondazione, per la
sua natura e l’impegno e i sacrifici personali che
richiedono, non poteva che avere una natura sentimentale,
come quell’impegno politico e storiografico che
animava mio padre. E’ stato un obbiettivo perseguito
con ostinazione, in certi momenti anche con rabbia, sempre
sostenuto dall’ottimismo della volontà –
e direi anche della ragione - forte del sostegno dei tanti
amici che ci hanno voluto accompagnare nella faticosa
realizzazione di questo progetto, ambizioso, come è
giusto che sia di fronte alla ricchezza ideale della nostra
eredità familiare.
Un dovere morale, dunque, un omaggio a due persone che
hanno dato tanto a me, mio fratello, mio madre, i miei
nipoti, Giuliana. Un nucleo familiare che è sempre
stato unito, forte e consapevole del proprio ruolo di
custodi di una tradizione familiare che attraverso la
Fondazione vogliamo rafforzare e tramandare, soprattutto
ai miei nipoti, Giuseppe e Ruggero, che dovranno sapere
chi era quel nonno mai conosciuto, e ricordare quel padre
perso troppo prematuramente.
Ma quell’eredità non è solo un patrimonio
familiare. Perché quando i valori che quelle persone
hanno incarnato, quando quell’impegno civile, sociale,
prima ancora che politico e culturale diventa patrimonio
di una comunità umana, scientifica e politica cresciuta
intorno a loro, di una intera collettività destinataria
e testimone di quell’impegno, allora ecco che abbiamo
il dovere di portare quel patrimonio fuori dalle mura
di casa, a testa alta, con il coraggio e la determinazione
che mio padre e Marzio ci hanno insegnato, per riprendere
quel dialogo con la comunità scientifica, le istituzioni,
la società, troppo presto interrotto.
Devono tornare a parlare quei libri troppo presto lasciati
soli da mio padre e piombati nel silenzio. Quelle carte,
quei documenti, quei libri – che la Sovrintendenza
che ringrazio ha saputo valorizzare – esempio di
devozione ai maestri di storia e di politica di mio padre,
Virgilio Titone e Gaetano Falzone, Alfredo Cucco e Pino
Romualdi, possono e devono ancora essere letti, scavati,
guidati da coscienze nuove verso nuovi orizzonti scientifici
e culturali. Il nostro desiderio, una volta completata
l’opera di catalogazione, è che diventino
patrimonio della collettività, consultabili ondine,
degnamente accolti in una sede aperta al pubblico, ritrovo
dei cultori della storia moderna e contemporanea e della
storia del pensiero della destra.
Ma non basta. Dobbiamo ancora, con l’aiuto dei Soci
che ci hanno voluto accompagnare fino al giorno di questo
battesimo, ma anche con il sostegno dello spessore culturale,
la guida preziosa e intelligente degli amici del comitato
scientifico, rendere attuale il messaggio di Pippo e Marzio
Tricoli, una testimonianza in primo luogo di grande tensione
etica, di ancoraggio, continuo e costante, a solidi principio
morali e religiosi che devono sostenere non solo l’azione
politica, ma l’impegno sociale e civile di tutti
i cittadini. Dobbiamo avere la capacità e l’intelligenza
di renderle quel messaggio ancora attuale, principio ispiratore
e motore di un’azione culturale che ha l’ambizione
di voler incidere sulla società, attraverso iniziative
culturali che rendano concreto il significato della parola
“Politica”, con la P maiuscola, attraverso
iniziative che dalla ricerca e dalla divulgazione scientifica
spazino, soprattutto tra i giovani, a temi come quelli
dell’educazione al volontariato, alla legalità,
alla cultura sportiva come veicolo dei valori più
puri e autentici della vita. Una missione in cui marzio,
appassionato di rugby, credeva e perseguiva.
Un dovere morale, dunque, coerente con quel testamento
morale che oggi campeggia nel logo della Fondazione. Quel
“Nulla dies sine linea”, stimolo a non fare
passare un solo giorno della propria vita senza aver lasciato
una linea, un segno nella propria storia individuale,
e terrena, che possa incidere sulla società. Un
motto di Plinio il Vecchio, raccolto da mio padre, che
rapppresenta la vera natura dell’eroe moderno, non
più raffigurato negli abiti del cavaliere medievale,
del crociato che entusiasmava l’immaginario giovanile
di Marzio e papà, e di tanti amici presenti, ma
in quelli dell’uomo eccezionale nella sua normalità,
che rende il proprio servizio alla società, allo
Stato, alle Istituzioni con l’umiltà di un
impegno quotidiano, silenzioso, con spirito di dedizione,
ma con altrettanto coraggio e senso del dovere. Sono gli
stessi sentimenti puri, aurorali, che hanno animato tante
vittime della mafia, cadute in Sicilia, e uomini come
Nicola Calipari, il funzionario del Sismi morto in Iraq
per salvare la vita all’ostaggio liberato, che ho
avuto l’onore di conoscere come cronista durante
il suo servizio alla questura di Roma,e che oggi qui vogliamo
onorare, anche in memoria dell’attaccamento alla
divisa che mostrò Marzio, durante il servizio come
ufficiale dei paracadutisti, con una targa alla memoria
nella prima edizione del “Premio Giuseppe e Marzio
Tricoli”. Onorando lui, desideriamo idealmente onorare
tutte le vittime, con o senso divisa, cadute per difendere
la legalità, lo Stato, e tutti i valori che la
nostra società incarna, a partire dalla pace. Quei
valori che ci rendono orgogliosi di essere Italiani.
Vi ringrazio, ringrazio le autorità, i rappresentanti
delle Istituzioni per l’attenzione che, con la loro
presenza, hanno voluto testimoniare. Ma anche i tanti
amici ed estimatori di Marzio e Pippo Tricoli che con
la loro presenza testimoniano l’immensa eredità
d’affetti che ci lasciano, a testimonianza che la
nostra Storia è anche la vostra Storia. Una Storia
che non si chiuderà mai." |
Fabio Tricoli |
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